domenica 15 agosto 2021

Adozione: l'importanza del fare nido

 


Ai corsi preadottivi si sente spesso parlare dell'importanza di fare nido al rientro, spesso impropriamente si parla di questo solo riferito ai figli, ma, qualche illuminato, parla giustamente anche della coppia.

Giustamente perché uno/due/tre... figli che arrivano in famiglia sono uno scombussolamento totale degli equilibri, quindi non solo loro hanno bisogno di prendere le misure, ma anche noi adulti.

All'inizio è tutto maledettamente difficile, ti ritrovi a fare o a dire cose che non avresti mai pensato di sentirti dire, o a usare un tono di voce che non avresti mai usato.... Io mi sono sentita spesso mio padre sulla spalla. Lui e non mia madre, perché mentre mia madre è stata assorbita per osmosi, con mio padre le cose sono state più difficili (e i miei genitori si sono divorziati quando ero assai giovincella) ed era la persona da cui ritenevo di essere più lontana in assoluto in termini di imprinting educativo. Invece no, invece ecco la frase che avrebbe detto lui uscirmi dalle labbra, ecco che mi detesto per averla detta.... 

Quindi da una parte c'è da fare i conti con i nuovi equilibri, dall'altra trovare la propria via, il proprio modello (e non c'è tanto tempo per costruirlo, i figli adottivi sono grandicelli, capiscono, si adeguano, ti mettono alla prova....), in più, proprio perché sono grandicelli, hanno assorbito altre modalità e, all'inzio, ti devi adattare... non ti ascoltano se non urli?? e tu urla... arriverà il momento in cui il tono di voce tornerà normale, devi essere autoritaria mentre vorresti essere autorevole?? sii autoritaria, l'autorevolezza arriverà.

Lo dico adesso, ma quanto mi sono odiata i primi tempi.....

Infine (at least but not last) c'è la coppia, la coppia che dovrebbe trovare il modo e il momento per confrontarsi, che dovrebbe litigare sottovoce e di nascosto per non squillibrare il delicato equilibrio, la coppia che ha bisogno di rafforzarsi per affrontare tutte le burrasche che stanno arrivando.

Quindi ecco, la famiglia, quella di origine (i nonni, gli zii..), farebbe bene a dare tempo alla nuova famigliola appena formata di trovare un suo equilibrio, ovviamente fremono per vederli, coccolarli, viziarli... e lo possono fare, ma stando FUORI (ripeto: FUORI) da tutto quello che non li riguarda direttamente.

Non si mette in discussione davanti ai figli qualcosa che ha fatto uno dei genitori, non si contraddice, non si dà un consiglio non richiesto... suoceri, nonni, zii e tutto il resto.... mordetevi le vostre maledette lingue!!!!

Quindi, è bene prendersi tempo, tenere fuori con gentilezza i nonni magari raccontandogli le difficoltà, cercando confronto e conforto da loro, invitandoli a non esprimere giudizi o a mettere in discussione un neo-genitore.

Perché un neo-genitore sta affrontando tutte quelle burrasche di cui sopra. ha bisogno di sostegno, non di altro. E qui la coppia dev'essere dannatamente forte, perché uno dei due si farà carico di tanto lavoro e l'altro dovrà aiutare, sostenere, rincuorare, affermare, sostituire l'altro quando questo non ce la fa a fare tutto.... anche se non chiede aiuto. 

E noi, invece, su tutto questo abbiamo fatto il botto.

Nessuna di queste cose è stata osservata, l'invadenza dei nonni, la mancanza di ascolto, di empatia, anche all'interno della coppia, hanno decretato la fine burrascosa della neo-famiglia.

Un crescendo di tensioni e di rancori, che mi hanno portata a chiedermi se non fosse meglio avere due genitori divorziati che un modello come il nostro (vedi sopra quanto ritorni l'imprintig familiare "mio padre sulla spalla"), due genitori che si parlavano a malapena, non si toccavano mai, non si cercavano.

E alla fine (dopo anni di discussioni e di ricerca di un equilibrio anche precario) me ne sono andata, creando un gran bel casino. Attualmente mia figlia vive principalmente con suo padre e mio figlio principalmente con me.

La differenza è che mio figlio non viene stordito dalle cattiverie contro il padre, quindi ogni tanto lo vede. A mia figlia viene detto di tutto di più e quindi non la vedo da quasi un anno.

Quindi cosa ho mai da pontificare io? NIENTE.. infatti non pontifico, racconto solo la mia esperienza.

Forse un giorno le cose cambieranno, forse entrambi troveranno un equilibrio che adesso non hanno e trascorreranno più tempo con entrambi, non lo so, lo spero.

Con mio padre andò a finire che dopo 4 anni di lontananza mi riavvicinai... ma ci fu un gran bel lavoro di squadra alle mie spalle, dalla sua attuale moglie che ha fatto da tramite per molto tempo, a mia madre che non ha mai proferito parola contro mio padre. Non è questa la situazione. Ma, forse, lo spero, un giorno mia figlia capirà che tutto quello che le viene detto scaturisce solo dalla rabbia e non dalla ragione.

E mio figlio? Beh, lui ha principalmente bisogno di tranquillità, quindi ha scelto questa soluzione solo per poter vivere sereno, quindi quando tanta acqua sarà passata sotto i ponti e la ragione avrà ritrovato un suo spazio, allora credo che non tarderà a cercare suo padre.

domenica 1 agosto 2021

Alla ricerca del tempo perduto

 



Dicevo che sono entrata in fissa con le nuvole, mai frase fu più vera.

Ho cominciato un corso di acquerelli (in mancanza dello yoga nella pausa estiva dipingere E' meditazione) e anche lì la cosa che mi è piaciuta di più tra le cose fatte è una sperimentazione su come si mescolano i colori e, in mezzo, ci ho infilato delle nuvole... il prossimo che farò sarà la riproduzione di questa foto, le nuvole sono proprio belline, lassù, sul crinale del monte bruciato.

Erano anni che non prendevo in mano un pennello (e si vede dai risultati), benché ci sia stupore per l'ultima arrivata, io LO SO che questo non è il mio massimo, lo so che sto copiando, mi ispiro, mi metto in gioco e tengo basso il profilo, so che i risultati sono da scuola elementare.

Ma, appunto, le nuvole mi seguono anche lì. Perché la mia testa è tra le nuvole.

Ci vuole tempo per ricostruirsi.... forse tanto, forse anche troppo, non lo so.

Perché tutti questi miei scritti in realtà sono molto collegati tra di loro, magari parlo di adozione, o di morte, o di nuvole.... ma tutte queste cose stanno insieme, dentro di me.

Una persona che affronta un'adozione, un lutto, una separazione... si deve ricostruire.

Negli ultimi anni mi sono sentita fredda e estranea a tutto e tutti. Continuo a sentirmici, ma a tratti mi ritrovo, a tratti ritrovo l'entusiasmo, l'apertura agli altri....

Tempo fa (non tanto) avevo scritto questo, che poi ha dato seguito ad altri "pezzi", in cui mi ritrovo tantissimo, dove i ragni rappresentano il tempo e gli amici (e sì, c'è una citazione di De André) e quella persona a cui parlo è un'amica, non un nuovo amore che ancora sono lontana da accettare di vivere.


CUORE MURATO

 

Lo sai, non ho più dato la chiave d'accesso a nessuno.

Ho costruito un piccolo muro, piccolo ma solido intendiamoci, una roccaforte, senza porte né ponti levatoi, in cui tenerlo protetto dai venti e dalle tempeste oceaniche.

Non sapevo come proteggerlo, era a pezzi.

Sai quando ti ho cominciato a raccontare le mie paure? Quando mi sono aperta a te, che mi ascoltavi con attenzione, e ti ho parlato della burrasca emotiva in cui mi trovavo? È stato allora che ho cominciato a raccogliere pietre e terra. Ho imparato l'arte dei muri a secco.

Il muro che avevo costruito prima, tra me e Lui, pian piano si è sgretolato. Non ne avevo più bisogno, il mio cuore era protetto, al calduccio.

Quello che poi ho dovuto affrontare è stata un'altra (ri-)costruzione, quella di me.

I miei pezzi erano stati sparpagliati dal vento e dalle burrasche.

Prima di tutto ho costruito un nido, dove mettere radici e sentirmi al sicuro. Anche se al sicuro non mi sentivo.

La paura si doveva essere infilata in qualche valigia e me l'ero portata dietro.

La sera controllavo le porte. La notte mi svegliavo. Di giorno mi guardavo intorno.

Non avevo nessuna certezza e nessuna rete di salvataggio.

Ma i ragni mi hanno aiutata, tessendo una rete e raccogliendo i pezzetti con le loro zampette lunghe.

Io, allergica e solitaria, li ho dovuti ringraziare di esistere. I ragni erano venuti ad aiutarmi, hanno fatto tante simpatiche ragnatele nella mia nuova casa.

È stata la loro pazienza a farmi ritrovare quei pezzi di me di cui mi ero scordata.

 

Le mie tristezze, le insicurezze, le paure, hanno lasciato po' di spazio alle mie passioni, alla gioia, alla voglia di ridere e di condividere.

Un pochino, non tantissimo, ma quel che basta per far cominciare a germogliare tutto il resto.

 

Le radici pian pianino stanno affondando nel terreno, che si è rivelato ben più irrigato e soffice del previsto.

Quanto alla rete di salvataggio, beh, un po' i ragni, un po' si sta consolidando l'abitudine nel navigare a vista, senza bussole né mappe, e quest'oceano, che mi sembrava minaccioso, comincia a sembrarmi un mare. Più calmo. Più piatto.

 

La strada è lunga e tortuosa, ci sono ancora tante miglia davanti a me.

Devo ancora trovare la forza e il coraggio di abbandonare quella roccaforte che tiene il mio cuore al sicuro, perché lui, per ora, sta benissimo lì dov'è, ma a volte mi manca il suo battito...

martedì 20 luglio 2021

il meteo

 Quando il meteo dice "tempo variabile"

in realtà intende "non ti fidare, oggi non pioverà"

4 foto fatte in 4 momenti della giornata, con la stessa inquadratura

(e sì, mi è presa una fissa con le nuvole... e no, non ha piovuto)


 8.02

 12.37

 13.23

 20.16


domenica 18 luglio 2021

Dimmi quando tu verrai... 🎼

Quando il tuo compleanno coincide con date che vorresti dimenticare...

La mia mamma è morta 7 anni fa, 9 giorni dopo il mio compleanno, da allora il 18 giugno è diventato sinonimo di morte e non di nascita....

Stavo guardando un film in cui la ricorrenza aveva lo stesso significato, come si supera?

Io, sinceramente, non lo so.

Vorrei poterla vivere in maniera diversa, ma a giugno vado in crisi, divento instabile e vulnerabile.

Eppure sono ormai passati 7 anni.

Dicono che dopo 5 anni si supera, in effetti mi sentivo così, due anni fa, o, meglio, è stato il momento di passaggio da "piango se la nomino" a "la posso nominare senza piangere"... ma poi c'è qualcosa di viscerale e inconscio, che non controlli e non prevedi, non ci pensi ma piano piano arriva l'instabilità che riconosci solo quando la stai per superare.

Io quest'anno me ne sono resa conto il 27. LA data.

Certo, rispetto ai primi due anni una giacchettata, perché per i primi due anni il mio malumore coincideva al 27 di ogni mese, arrivava, ciclicamente, senza preavvisi, cresceva piano piano e poi esplodeva.

Nei primi due anni non mi si poteva parlare di malati, cuori, ospedali... l'istinto era la fuga.

Ho odiato chiunque me ne abbia parlato, visceralmente, fino alla fine... e c'è chi non ha capito, ha insistito, mi ha chiesto pareri, o, addirittura, di accompagnarli a trovare l'amico/parente morente perché "io ho sempre il sorriso", "trovo sempre le parole giuste per alleggerire e... capisco" cosa capisco? boh?? io non lo so, mi sento dura e fredda e a volte anche scema.... MA comunque io non ce la potevo fare, ero ancora alle prese con il mio personalissimo lutto.

E sono scappata da tutto questo.

E' vero che per me molte cose sono strettamente personali e non ne parlo (per esempio un lutto, un aborto, ...) ma questo non vuol dire che dietro quel sorriso non ci sia il bisogno di ritrovare un equilibrio, la voglia di piangere o di urlare, ma i cavoli miei sono appunto miei, non li metto in piazza. Sono strettamente personali e nessuno sa mai niente se non è un amico con la A maiuscola o se la cosa non è ormai diventata di dominio pubblico per ragioni diverse.

Forse anche per questo sono scomparsa dal blog per un po'. C'erano troppe cose di cui non volevo parlare.

E tutto questo ha coinciso anche con i primi anni di "vita di famiglia" o "costruzione del nido", i miei figli, appena arrivati, hanno assistito al crollo... perché è arrivato in maniera del tutto insaspettata e quindi è stato un vero e proprio crollo.

Ma come si supera dicevo? Io sono arrivata alla conclusione che non si supera, si impara a conviverci.

Si accetta l'assenza, si parla con le foto, con i ricordi. Si ringrazia per il tempo passato insieme, per quello che le persone ti hanno dato, per le belle esperienze fatte insieme, si superano i rimorsi per i litigi (perché chi è che non litiga in famiglia??), si convive con l'assenza.

Non c'è altro.

Lo yoga e la meditazione insegnano ad ascoltare quello che c'è e ad accettarlo per quello che è.

Il che non vuol dire rassegnarsi, vuol solo dire prendere atto dell'instabilità momentanea, o dell'impossibilità di cambiare una situazione, un evento, ma focalizzarla e prendere coscienza della propria instabilità o nervosismo. Ma anche dei momenti belli e felici.

Io ci sto ancora lavorando.

Certe cose le riconosco, altre ancora sono troppo dolorose e inconsce per essere razionalizzate al volo.... Certo che quando le visualizzo e le verbalizzo in qualche modo (a yoga io credo di aver pianto fiumi di lacrime anche durante la pratica) si apre un altro mondo, ritrovo un po' di stabilità e, curiosamente, anche le posizioni di equilibrio, mi vengono meglio del solito.

Siamo esseri imperfetti. 

E io le mie imperfezioni le coltivo. Ho un orto di imperfezioni. Cresce rigoglioso.


mercoledì 7 luglio 2021

Incontri