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lunedì 14 maggio 2012

Il vostro WC è pulito??


Il mio, come vedete, sta subendo un'ispezione.... risultato: il detergente autoprodotto ha superato la prova del nasino più critico!
Non molto tempo fa ho scoperto, al mio negozietto bio, un libro sull'autoproduzione di saponi e detergenti per la casa (ovviamente scritto da una blogger... come no?!?).
ricetta 59: DISINFETTANTE PER WC, come non provarla??


Mi sono attrezzata, ho comprato tutto quel che mi mancava (tutto!) e ho provato, il risultato è che è incredibilmente facile e funziona davvero bene.

Per chi come me ignorasse: il borace è un sale (sodio borato) che si trova naturalmente nei laghi, infatti si deposita in quei laghi che sono sottoposti ad evaporazioni stagionali. Assolutamente naturale quindi!

Vedrete, niente di più semplice:

ingredienti
290 ml di aceto bianco
200 ml di acqua del rubinetto
20 gr di borace
5 ml di detersivo per i piatti
50 gocce di olio essenziale di pino (o di limone o di quel che preferite!)

In una insalatiera mescolare l'aceto con l'acqua, quindi aggiungere il borace, mescolare finché si sarà completamente sciolto e la soluzione sarà tornata limpida.
Versate la soluzione in uno spruzzino da 500 ml, aggiungete il detersivo per i piatti e, infine, l'olio essenziale che avrete scelto. Chiudete e agitate bene.

Quando vorrete disinfettare il vostro wc spruzzatelo dentro e fuori, lasciate agire qualche minuto (il libro dice almeno 20, ma io lo lascio MOLTO meno ed uso una spugnetta per spargerlo bene ovunque), poi risciacquate.

Lo trovo molto utile sopratutto quando i gatti lasciano simpatiche tracce in giro per casa... una spruzzatina e via!

giovedì 26 novembre 2009

una casa a metà



Come la coppia Cambogiana che l'anno scorso veniva citata dai giornali per l'originale separazione (tra cui quella letterale della casa), io vorrei separarmi dai miei vicini lasciando un vuoto laddove c'era la mia di case....
A più voci, chi privatamente, chi sul blog, mi chiedete dove sono scomparsa e allora una piccola risposta ve la dovrò pur dare... o no? ;-)
I fatti sono questi: come più volte è trasparso su queste pagine ho grossi problemi con il mio vicinato, che non ci tollera probabilmente perché non inquadrati e inquadrabili come loro, che vorrebbero tutti omologarsi il più possibile (stessi tappetini davanti alle porte, stesse etichette sui campanelli, stesso tipo di arredo da giardino, etc.. giusto perché non possono permettersi di decidere anche quali mobili si possano mettere dentro casa o quali giorni si possa stendere la biancheria....)... e non avendo il coraggio e, dico io, forse neanche la consapevolezza della loro "pochezza", non dicono nulla a noi ma se la rifanno con gli animali, facendoli diventare IL problema. Tralascio i particolari, una per tutte solo per dimostrare quanto siano poco intelligenti: una di questi (in totale sono 3) ci suona ogni volta che i gatti passano dal suo giardino.... ho detto e sottolineo "che passano"... non ho detto "che fanno buche"!
E questo è il male minore rispetto a ciò che loro ed altri fanno o minacciano di fare.
Fatto questo piccolo inciso possiamo arrivare a cosa mi tiene lontana.

Nel mio GAS ci siamo accorti ad essere in diversi a cercare casa (beh sì, cosa vi aspettavate? che lottassi contro i mulini a vento?? lo so che è solo da un anno e mezzo che ci abito, che abbiamo fatto un mutuo per 15 anni e che pensavamo che ci saremmo rimasti... ma che possiamo sperare di cambiare?) per cui ci siamo coordinati e abbiamo pensato ad un progetto più grosso: un villaggio in bio-edilizia, possibilmente con soluzioni di co-housing più o meno stretto a seconda delle scelte personali, che miri non solo ad un'autosufficienza energetica ma anche alimentare, per cui nel gruppo c'è anche chi, oltre all'orticello privato, vorrebbe mettere su un'azienda agricola.
Comune a tutti ci sarà poi forse una casetta con stanze comuni, tipo una falegnameria, una grossa stanza per riunioni e/o cene (visto che tutti/e facciamo parte di associazioni tra cui, appunto, il GAS), forse una cucina per i nostri corsi e incontri sull'autoproduzione, una stanza per i bambini, una lavanderia....
Il progetto è, a mio avviso, bellissimo, se mai riusciremo a trovare il terreno giusto e se, contemporaneamente, fosse anche edificabile.... che dite, chiediamo troppo??
Abbiamo coinvolto anche il nostro comune, che speriamo ci voglia aiutare a realizzare tutto questo, che non sarebbe solo una bellissima esperienza privata, ma un progetto pilota da riproporre per altre realtà!
Insomma, capirete che tutto ciò richiede impegno ed energie a profusione... nel mio tempo libero vado a vedere terreni, a chiedere se sono in vendita, a discutere con il comune, a visitare aziende che costruiscono con i criteri della bio-edilizia e, presto, a visitare le case da loro costruite.... e poi ci incontriamo e parliamo... parliamo... parliamo.... cercando di trovare soluzioni intelligenti ai problemi che ci troviamo a dover affrontare.
Beh, l'esperienza è molto stimolante, anche se non si dovesse arrivare ad una conclusione tangibile sicuramente tutto questo ci avrà fatto crescere sotto molti aspetti.
Per cui, abbiate pazienza, appena uscirò dall'occhio del ciclone sarò di nuovo qui, a condividere con voi tutti i miei esperimenti in cucina (uno per tutti: sto trasformando la mia pasta madre in pasta madre liquida seguendo le indicazioni di IZN.... per cui ci aspetta sicuramente un futuro pieno di novità! @ IZN: grazie di esistere!!!)

domenica 20 settembre 2009

il seitan

Il seitan è un valido sostituto della carne per i vegetariani, non perché, come molti credono, la imiti nella forma e nei condimenti, ma perché è ricco di proteine (a parità di peso più di un pezzo di carne), povero di grassi (a parità di peso meno di un pezzo di carne) e di carboidrati... in effetti è glutine puro e il glutine è una proteina!
Inoltre, come la carne, prende il sapore dei condimenti che si utilizzano in cottura.
Io, che sono stata a lungo vegetariana e quindi ne avevo mangiato a quintalate, quando ho saputo di essere intollerante al grano ho creduto a lungo di non poterlo mangiare e mi mancava un po'... poi un giorno sono capitata dal cavoletto che spiegava come farselo... e allora 2+2.... lo posso fare di farina di farro!!!
Tra l'altro questa cosa mi ha permesso di verificare anche la forza della farina che utilizzo e... meraviglie delle meraviglie... Sigrid usa la manitoba, quindi una farina di forza per eccellenza (a quanto si dice, io, ripeto, non ne so niente visto che non la uso!), ed ottiene da 1 kg di farina un panetto di 400 gr di glutine, io ho usato la mia farina di farro (ecor) e..... da 1 kg di farina ho ottenuto un panetto di glutine da 400 gr!!! quindi è una gran bella farina!

AGGIORNAMENTO vista la giustissima osservazione di Sabrine d'Aubergine, che dice "mi devo prendere due appunti, calcolare i tempi..." mi rendo conto che sì, sarebbe stato intelligente inserire queste informazioni! e allora ecco qui tempi ed ingredienti: per la preparazione sono necessarie circa 3 ore e servono 1 kg di farina, acqua, sale, verdure di stagione varie per il brodo vegetale, dado vegetale, tamari o salsa di soja, miso.
Ecco quindi il procedimento per prodursi da sé questo simpatica e salutare alternativa alla carne:



1. impastare 1 kg di farina bianca (in questo caso l'utilizzo di farina integrale sarebbe solo uno spreco visto che nel "lavaggio" tutta la crusca se ne andrebbe via) con acqua e un pochino di sale, in modo da ottenere un bell'impasto tipo pane, morbido ed elastico.
Lasciar riposare mezz'ora.

2. riprendere l'impasto e metterlo in un colapasta che, a sua volta, posizionerete in un altro contenitore, mettere tutto nel lavandino e lavorare l'impasto sotto a un filo di acqua corrente, inizialmente l'acqua si colorerà subito di bianco, è l'amido che si discioglie (volendo non sprecare tanta acqua e amido potete metterlo da parte ed utilizzarlo, un po' diluito, per annaffiare le piante, pare che sia un toccasana! io ci ho provato e... non sono morte!). Dopo 4-5 minuti, cambiare l'acqua.

3. Ai primi "lavaggi" l'impasto rimarrà ancora pressoché compatto, ma ad un certo punto comincerà a disgregarsi (e questo spiega la necessità di colapasta e contenitore, oltre che per ridurre i litri di acqua impiegati!), trasformandosi in un blob ingestibile... non c'è niente di cui preoccuparsi...

4. ... perché dopo breve il glutine comincerà a fare il suo lavoro e l'impasto, come per magia, comincerà a ricompattarsi, questo è anche il momento in cui l'acqua comincia a tornare trasparente.

5. lavorare ancora l'impasto finché non sarà bello sodo e l'acqua trasparente.

6. A questo punto buttare via l'acqua, strizzare *bene* l'impasto (questo passaggio è fondamentale, perché se strizzato poco rimane dell'acqua nell'impasto, che si porterà dietro fino alla cottura finale conferendogli meno sapore... e comunque anche se si rompesse non c'è problema, in quanto glutine si ri-accorpa molto facilmente al resto dell'impasto!), e metterlo in una ciotola a riposare, qui le strade possibili sono due: con un riposo breve (30 minuti) si otterrà un seitan molto alveolato, un po' spugnoso (come il seitan alle zucchine nelle foto che seguono), con un riposo più lungo (45 minuti, max 1 ora) il seitan sarà più compatto (come nelle foto del seitan con ratatouille o al limone), attenzione però a non lasciarlo riposare troppo a lungo, perché il glutine continuerà a tessere la sua trama, quindi rischia di diventare TROPPO compatto! ognuno dovrà trovare il grado di compattezza che preferisce, lavorando su questi tempi (io personalmente lo preferisco con 45-50 minuti di riposo).

7. Nel frattempo preparare un brodo vegetale con un litro di acqua, un po' di verdure di stagione (l'immancabile cipolla, un paio di carote, un pomodoro, un peperone.... tutto ciò che vi ispira!), un cucchiaino di dado vegetale e un paio di cucchiai di tamari (o salsa di soja), far cuocere un pochino quindi dividere l'impasto in 4 polpettine e metterlo a cuocere per circa 45 minuti/1 ora.

7. e 8. il grado di alveolatura del seitan è eclatante in cottura: un seitan più alveolato dopo un attimo si gonfierà e salirà a galla (7), mentre un seitan più compatto cuocendo rimarrà sul fondo della pentola (8). A fine cottura spegnere il fuoco, aggiungere un cucchiaino abbondante di miso (io miso di orzo) e lasciar riposare 10 minuti. Quindi scolare il seitan (tenendo da parte il brodo che altro non è che un'ottima zuppetta di miso, da sorseggiare leggermente riscaldata prima dei pasti visto che il miso è molto utile nel riequilibrare la flora intestinale) e metterlo da parte.

Il seitan si può conservare congelandolo (già tagliato nella forma che si preferisce, a bocconcini, fette o tritato) oppure deve essere cucinato nelle ore seguenti, ovviamente è già cotto, per cui non ci sarà bisogno di cotture molto elaborate, ma le possibilità sono veramente infinite!

Di seguito qualche esempio di cui seguiranno le ricette:

il mio primo seitan: alle zucchine, come da corso di cucina naturale

il seitan saltato in padella, con ratatouille e riso

il seitan al limone

e, infine, la zuppetta di miso

martedì 23 giugno 2009

il mio primo formaggio

beh, formaggio, si fa presto a dire formaggio!
ho un'innata curiosità per le cose autoprodotte, che sia una cosa da costruire, da ideare, da cucinare o altro io mi ci butto a capofitto... e una delle mie fisse è diventata la produzione di formaggi, non so se è perché non riesco a trovare abbastanza informazioni che la cosa mi sta prendendo così tanto o se avrei comunque avuto questa fissa.... comunque, per ora non ne so molto, ma so che ogni tanto il latte che mi portano al GAS tende a cagliare naturalmente, per cui è impossibile utilizzarlo per farci lo yogurt... per cui ideona!!! sfruttiamo la sua "attitudine" per fare il primo esperimento di formaggio!
le uniche informazioni che avevo provenivano dal blog "Il cucchiaio d'oro" e riguardavano il Paneer, un formaggio indiano molto simile alla ricotta... per cui ho provato, ma siccome come ho detto il mio latte tendeva a cagliare naturalmente non è che io abbia fatto molto!
Devo dire che oltre ad assomigliare terribilmente alla ricotta, è assolutamente adatto per essere mescolato con erbe aromatiche a piacere e spalmato su un muffin salato o su una focaccia.
Comunque sia, questo è il procedimento:



Formaggio fresco

1 litro di latte crudo di capra
mezzo cucchiaino di sale
(il succo di mezzo limone: io non l'ho usato vista la premessa)

Scaldare il latte sul fuoco, portandolo ad ebollizione senza farlo attaccare sul fondo, quindi aggiungere il sale e togliere dal fuoco, (a questo punto la ricetta vorrebbe che fosse messo il limone, in modo da far "fioccare" il latte) con una schiumarola raccogliere i fiocchi che salgono in superficie e metterli in un colino a maglia stretta (o in un colapasta rivestito con una garza o, comunque, qualcosa che permetta al siero di colar via).
Far scolare bene, quindi mettere in un vasetto e far riposare in frigo almeno un'ora (quello in foto è il risultato appena ottenuto, prima del riposo in frigo, con il riposo si rassoda molto).

La resa non è molto alta, io ho ottenuto solo 140 gr di formaggio da un litro di latte... ma proverò ancora e vi farò sapere a cosa mi portano le mie sperimentazioni!!


ps completamente fuori tema ma volevo chiarire questo punto: i post sulle grappe e liquori sono di San Bernardo, ne cura lui le ricette, io mi limito ad inserire immagini, impaginare e pubblicare, per cui i commenti che fate in quelle pagine sono a lui diretti, nel primo post ho risposto a qualche commento che sembrava diretto più a me che a lui, ma mi piacerebbe che rimanesse la distinzione tra le due cose, di modo che anche lui sia tranquillo nel rispondere a chi commenta al suo post. Magari chissà... ne potrebbe uscire una collaborazione interessante!

martedì 5 maggio 2009

dalla schiscetta al catering il passo è breve....



Ebbene sì, non era un abbandono il mio (una settimana senza più dare notizie!), né mi sono stufata di scrivere qui... solo che un giorno parli di schiscetta e il giorno dopo ti ritrovi a gestire un catering!
Detta così sembra più grossa di quello che è, ma il succo è questo: nel mio ufficio da qualche tempo avevamo un simpatico ragazzo (un ex-informatico) che portava il pranzo a chi lo ordinava, un menù settimanale vario, che ho spesso contestato sotto alcuni aspetti (l'assoluta mancanza di stagionalità per esempio) ma che riusciva a far mangiare decentemente chi, altrimenti, avrebbe mangiato solo panini o piatti confezionati del supermercato! Inizialmente avevano insistito perché lo facessi io e non lui, ma non volevo mettermi in concorrenza con chi molla il lavoro per lanciarsi in una nuova avventura e poi mi piaceva l'idea di studiarmi le modalità e i menù, così ho lasciato perdere.
Ha dato a tutti il tempo di assuefarsi e... un paio di settimane fa ha avuto un'offerta di lavoro a cui non ha potuto dire di no! per cui ecco ripresentarsi la domanda.... stavolta non potevo rifiutare, per cui ora la mattina non porto più la mia schiscetta, ma 5-6 porzioni!
Fortunatamente non è un ufficio grosso e, fortunatamente, si accontentano :-)

Nel frattempo quindi, visto che la mia schiscetta non poteva contenere 5-6 porzioni, ho sfogliato quanto mi avevate mandato per la raccolta "M'illumino di meno", alla ricerca di qualcosa che mi aveva folgorata... il furoshiki di comida de mama!!
Il furoshiki è un quadrato di stoffa, utilizzato tradizionalmente in Giappone per trasportare oggetti di qualsiasi forma visto che, facendo pieghe e nodi, si adegua alla forma dell'oggetto e si ottengono pacchetti molto carini e pratici... io vi consiglio di provare, a me l'idea è piaciuta tantissimo (tant'è che il pacchetto qui sopra è proprio di una delle mie pentole in partenza per l'ufficio!) e, se il sogno si avverasse e ad anno nuovo scomparissero le buste di plastica, è un'idea che può tornare utile!
Anche se un articolo di ieri de "La Repubblica" lascia intendere che questa rivoluzione sarà rimandata ancora :-(( possiamo sempre appellarci alla nostra coscienza e, se i supermercati venderanno ancora buste di plastica e i negozi ce le proporranno, possiamo non comprarle portandoci le nostre bellissime buste di stoffa e un furoshiki piegato in borsa per le cose di tutti i giorni!!

Ecco alcune pieghe (l'immagine originale la trovate qui):


Per cui, il primo giorno sapete già cosa ho portato, perché era buttato lì nel post precedente, poi ho portato tante altre cose, ma di questo avremo tempo di parlarne nei prossimi post...

giovedì 16 aprile 2009

ancora sulla decrescita felice... ;-)


Tempo fa (un bel po') leggendo qua e là nel sito dei detersivi bioallegri ero capitata (un link chiama l'altro) sul sito di Officina Naturae per scoprire che oltre ai detersivi ecologici che ci vendono al supermercato e/o nei negozi biologici esiste anche chi ci ha ragionato un pochino di più e oltre a ridurre l'impatto ambientale per quanto riguarda il detersivo in sé per sé ha anche affrontato il tema del riutilizzo degli imballaggi, dell'impatto ambientale della produzione, del trasporto, etc.... dei GENI! Ero letteralmente estasiata!!
Poi sono entrata nel gas ed ho scoperto che tra i nostri fornitori chi c'é?? LORO!!!!  e allora qual miglior occasione per provarli??
Poco tempo fa ho finito alcuni prodotti commerciali per cui ho iniziato a provare quanto ho comprato, primo tra tutti l'ACIDO CITRICO; so che molti lo conoscono e lo utilizzano già, io lo usavo ma comprandolo al bio in flaconi già pronti all'uso... ora ho scoperto questa versione per cui lo compro in polvere e lo sciolgo al bisogno, facendomi i miei flaconi con i dosaggi giusti, flaconi che posso riutilizzare miliardi di volte (ok, esagero un po', ma che ci volete fare? quando si è soddisfatti...) e, sopratutto, cavolo... con l'acido citrico ci posso fare tante cose!!!

Cominciamo dall'inizio, l'acido citrico è un acido naturale tra i più diffusi, è presente in quasi tutta la frutta, nei legni, nei funghi, nel tabacco, nel vino e, addirittura, nel latte.
In origine si ricavava dal succo di limone attraverso un complesso processo con una soluzione di ammoniaca, cloruro di calcio e acido solforico (mica tanto rassicurante, eh?), attualmente si produce con un fungo transgenico (Aspergillus Niger) in bioreattori ad ambiente leggermente acido, poiché l'acido citrico altro non è che un prodotto intermedio nel catabolismo dei carboidrati di tutti gli esseri viventi aerobici (uomo incluso!) e in questo modo si può controllarne la produzione e interrompere il processo al momento giusto per non dover poi fare tutti i processi inquinanti di cui sopra!
Tanto per rassicurare ulteriormente tutti/e l'acido citrico è utilizzato anche nell'industria alimentare come acidulante e come conservante (con la denominazione di E 330), nel campo farmaceutico contro alcuni calcoli renali (citrato di sodio), come conservante in alcuni medicinali e, infine, nei detersivi viene usato per ridurre la durezza dell'acqua, quindi come anticalcare, brillantante, disincrostante e ammorbidente (ma io come ammorbidente uso l'aceto bianco che trovo favoloso... e posso assicurare che non lascia odore!).
Insomma, a costo di sembrare folle (e vista la mostra di domenica ne potrei anche fare un vanto!), dirò che io l'ho provato e mi sembra che funzioni benone, come ho già detto non l'ho usato come ammorbidente, ma per le altre funzioni mi sembra vada benissimo... se interessasse qualcuno (ma se siete arrivati fin qui la probabilità è alta), queste sono le indicazioni d'uso:

ANTICALCARE PER IL BAGNO, LE PARTI CROMATE E TUTTE LE SUPERFICI LAVABILI (fatta eccezione per il marmo e tutte le pietre calcaree): preparare una soluzione al 15% (quindi se avete un flacone da un litro metterete 870 gr di acqua e 130 gr di acido citrico), con una spugnetta distribuire sulla superficie da disincrostare, lasciare agire 5-10 minuti e poi sciacquare bene.

DISINCROSTANTE PER LAVATRICE E LAVASTOVIGLIE: versare un litro di soluzione al 15 % (870 gr acqua e 130 di acido citrico) direttamente nel cestello (o sul fondo della lavastoviglie) e avviare un ciclo di lavaggio ad alta temperatura (già a 60° funziona); ad operazione ultimata lavare il filtro della lavatrice/lavastoviglie. (a.a.a. le soluzioni in commercio sono al 15-30% per cui in caso di incrostazioni più tenaci fare delle prove con concentrazioni maggiori!)

DISINCROSTANTE PER BOLLITORI: far riscaldare 100 ml di soluzione al 15 % (870 gr acqua e 130 di acido citrico) in mezzo litro di acqua, lasciar agire 20-30 minuti e poi sciacquare bene.

BRILLANTANTE IN LAVASTOVIGLIE: riempire la vaschetta del brillantante con una soluzione al 15 % (870 gr acqua e 130 di acido citrico)

AMMORBIDENTE PER LAVATRICE: versare 100 ml di soluzione al 10 %  (900 gr di acqua e 90 di acido citrico) nella vaschetta dell'ammorbidente.

Loro (Officina Naturae) consigliano di non mescolare con altri additivi e di non utilizzare direttamente sui tessuti.

Il fatto che sia usato nell'industria alimentare e farmaceutica mi fa essere tranquilla nell'utilizzarlo come anticalcare nel lavandino di cucina, cosa che non sono con i prodotti commerciali, con i quali ho sempre avuto l'ansia di dover risciacquare tutto benissimo (e anche di più).... e anche così non ero troppo sicura! Tra l'altro questo mi permette anche di risparmiare diversi litri di acqua, visto che risciacquo più tranquillamente! Inoltre, come tutti quelli che hanno animali, ho meno ansia per la loro salute (si sa che i gatti si infilano sempre nel lavandino in bagno o nel bidet per leccare acqua fresca.... e se con l'acqua fresca trovano saponi o prodotti velenosi non è molto bello!)

Spero che l'informazione sia utile... io mi sento come se avessi messo su un blog per allegre massaie.... ma che vi devo dire? a me sembra un'informazione utile!

giovedì 26 marzo 2009

autoproduzione: lo Yoğurt


Ditelo/Scrivetelo come vi pare... io mi sono resa conto un paio di giorni fa che come lo scrivevo io è una mia pura invenzione/aberrazione.. le declinazioni possibili sono Yogurt - Yogourt - Yoghourt - Yaourt... in ogni caso il nome viene dal turco yoğurt, perché benché le origini si perdano nel tempo sembra comunque che dobbiamo ringraziare i popoli orientali, nomadi e pastori, che conservavano il latte in otri ricavati dalla pelle o dagli stomaci degli animali, la leggenda narra che lo yogourt sia stato scoperto perché un pastore, dimenticando per qualche tempo del latte in uno di questi otri, lo ritrovò trasformato: più denso e più saporito (se non sbaglio una storia molto simile a quella del Kefyr).



Io ho cominciato a farlo per una semplice ragione: mi dava noia buttare tutti quei vasetti di plastica e, di certo, non potevo continuare a riempire la casa di vasetti da riutilizzare... così ho deciso di provarci e devo dire che la procedura è veramente semplice... per di più ho scoperto che lo yogourt autoprodotto è cento volte migliore dello yogourt industriale, anche rispetto al migliore che potete trovare in commercio!
Ho quindi elaborato una mia tecnica, basata su una lunga ricerca nel web per scovare il metodo più sicuro (nel senso di non lasciare niente attaccato alla corrente per 12-24 ore) e più indipendente da qualsiasi forma di condizionamento all'acquisto, se cercate in rete troverete mille modi diversi, c'è chi mette una coperta intorno al contenitore e lo posiziona al caldo, chi non misura la temperatura del latte se non "inzuppando" un dito, chi utilizza la yogourtiera, chi utilizza i fermenti... giustamente ognuno trova il metodo che più si adatta al proprio modo di essere e alle proprie abitudini, la cosa sorprendente è che tutti otteniamo lo stesso risultato! Questo vuol dire che CHIUNQUE può riuscirci!! bello, no?

Io, per come sono, ho scelto un metodo che fosse abbastanza "scientifico" (misuro la temperatura con un termometro) ma anche abbastanza "libero" da tutti i condizionamenti, per cui ho bocciato la yogourtiera (che a mio avviso sta nel regno degli oggetti inutili ed ingombranti) e ho adottato un thermos (meglio quello con il contenitore in vetro e a bocca larga, che permette di pulirlo più facilmente).
Due cose ancora: lo yogourt che si ottiene la prima volta, fatto a partire da uno yogourt commerciale, non è di grande qualità, generalmente è un po' liquido e non molto saporito, dopo qualche passaggio, generalmente 3-4, si ottiene uno yogourt di buona qualità, ricco di fermenti e della densità giusta, per questo ci sono persone che fanno una madre con una piccolissima quantità di latte, fanno i 3-4 passaggi e solo dopo cominciano la produzione vera e propria.
Il latte va portato a bollore SOLO nel caso in cui si utilizzi del latte crudo o fresco, perché questi sono molto ricchi di fermenti e microorganismi, che inibirebbero la formazione di quelli dello yogourt (causa il troppo affollamento), io però sconsiglio l'utilizzo di latte a lunga conservazione, sopratutto se di capra, perché lo yogourt non sarà mai di grande qualità, inizialmente lo facevo ma da quando ho provato con il latte crudo preferisco fermarmi nel periodo in cui le capre non fanno latte e riprendere a primavera (cioè ora!).

Lo Yoğurt


1 litro di latte
1 vasetto di yogourt (l'ultimo rimasto dalla produzione precedente o, nel caso sia la prima produzione, uno commerciale)

attrezzatura necessaria:
un thermos con capacità 1,5 lt
un termometro

Versare il latte in un pentolino e mettere sul fuoco, portare a 85°, senza farlo bollire, quindi spegnere il fuoco e lasciar scendere la temperatura fino a 40°.
Mescolare lo yogourt a temperatura ambiente con qualche cucchiaio di latte, quindi mescolare con il restante latte e mettere nel thermos, chiuderlo con cura e lasciar riposare per 12-20 ore (le prime volte conviene lasciarlo più a lungo, poi sceglierete il tempo sulla base dei vostri gusti: lasciandolo più a lungo risulta un pochino più acido).
Trascorso il tempo necessario versare lo yogourt in vasetti richiudibili e metterli in frigo.

Lo Yogourt così prodotto si conserva per 7-8 giorni, l'ultimo rimasto sarà utilizzato per la nuova produzione.



In seguito a sperimentazioni varie e dopo aver letto il post di IZN e quello di Fra ho fatto qualche modifica a questo post, mettendo quello che secondo me è attualmente il mio miglior risultato.

martedì 10 febbraio 2009

Dado vegetale


Diciamolo: mi ha un po' preso la mano.... l'autoproduzione mi sta facendo gongolare, sarà che non credo alla campagna di questo governo che vuole che per dipanare la crisi che ci sta per travolgere si consumi di più e con il sorriso (anche gli americani lo hanno capito!! sob... arriveremo al punto di dire "beati loro"???), sarà che a me manca un po' l'aspetto manuale da quando lavoro tutti i giorni davanti al pc... ma MI PIACE, oh, se mi piace, la piega che ha preso la mia vita negli ultimi tempi.
Ho iniziato un paio di anni fa facendomi il pane, per una semplice ragione: sono intollerante al grano e il pane di farro o di kamut che si trova in commercio oltre ad essere caro appestato non è nemmeno mai un granché! Poi l'anno scorso, visto che sono anche intollerante ai latticini, ho cominciato a farmi lo yogourth e anche questo è molto più buono di quello industriale, quest'anno ho iniziato una produzione regolare di biscotti, prima li facevo solo una volta ogni tanto, quando avevo voglia di cambiare dai soliti che trovavo... beh, già così la mia vita mi sorrideva un po' di più... adesso mi sono messa a fare detersivi per la casa e... il dado vegetale!!
Si, avete capito bene, il dado vegetale! Ne sono molto fiera perché ho dovuto aspettare molto per farmelo, prima di tutto perché io sono una maniaca che prima di aprire/fare qualcosa di nuovo deve aver finito quello vecchio... e avevo un ottimo dado bio granulare da finire, poi perché volevo che tutte le verdure fossero bio e fresche, infine perché ci vuole tempo!!


Tutto ciò nasce da chiacchiere fatte tra noi sul blog del cavoletto, ad un certo punto (come dice lei) per associazione di idee Cobrizo se ne esce consigliando di andare a vedere due pubblicazioni che ritiene particolarmente interessanti (e ve le sto mettendo qui perché anche a me hanno stimolato parecchio):
e

Un discorso chiama l'altro arriviamo a parlare di dado vegetale e lei ci dice che lo prepara in casa e che ci passa la ricetta... cosa fare?? ovvio: copiare al volo!!!
Ecco com'è che nasce questo dado... ha aspettato dai primi di ottobre fino 3/4 giorni fa per essere finalmente preparato e assaggiato (con mia somma soddisfazione, n'è vero??), ho fatto solo qualche variazione perché alcune cose non erano proprio di stagione (tipo la zucchina) per cui metto tra parentesi, accanto all'ingrediente usato, ciò che prevedeva la ricetta originale.
In ogni caso devo veramente ringraziare Cobrizo, che oltre ad allietarmi con il suo bellissimo blog in cui spesso mi ritrovo a sognare estasiata davanti ai suoi dipinti, disegni e illustrazioni, ha anche il pregio di avermi fatto conoscere questa ricetta! Grazie!!

Dado vegetale


200 gr di sedano
2 carote
1 cipolla grossa
100 gr di zucca [1 zucchina]
100 gr di prezzemolo
1 ctav di basilico essiccato [20 foglie di basilico]
2 rametti di rosmarino
15 foglie di salvia
150 gr di sale [+ 100 gr di miso, ma io non lo avevo, in ogni caso 150 gr di sale secondo me bastano]
1 ctav di olio

Tagliare a pezzetti piccoli, tipo soffritto, le verdure, metterle in una pentola con l'olio, coprire con il sale [e il miso] e far cuocere per almeno un'ora e mezzo (valutando se mettere il coperchio o meno, io ho fatto una prima parte di cottura, quelle in cui le verdure buttano fuori molta acqua, senza coperchio, poi l'ho messo per evitare che si asciugassero troppo).

Frullare il tutto con il frullatore a immersione e rimettere sul fuoco a far addensare ancora, mescolando spesso (stavolta assolutamente senza coperchio).

Mettere il dado ancora caldo in barattoli di vetro ben puliti e conservare in frigo (dove dovrebbe conservarsi per 3-4 mesi, io ho anche provato a metterne una parte nel surgelatore, ovviamente vista l'alta concentrazione di sale non si congela, ma magari si conserverà più a lungo!!)

sabato 7 febbraio 2009

obiettivo: decrescita!!


Diciamolo subito così non ci pensiamo più: è un OT... o forse no, nel senso: ognuno di noi cucina e cucinando sporca molti piatti e i piatti immancabilmente finiscono nella lavastoviglie o nel lavandino per lavarli... ecco, seguendo questo filo logico direi che non si tratta di OT, se invece vogliamo guardare all'aspetto puramente "cuciniero" della faccenda... beh, questo si deve cuocere... però non si mangia.... gli ingredienti sono da cucina... ma non si mangia... ok, se lo state pensando avete ragione, è un OT! però, ecco.... uff.... insomma IL BLOG E' MIO E ME LO GESTISCO IO!! ;-)
ooooh, e adesso passiamo alle cose serie! :-P

Ho nominato spesso e in ambienti diversi un sito di prodotti ecologici ed autoprodotti per la casa, ma ancora non avevo pubblicato niente... beh, è finalmente arrivato il momento!
Ho auto-prodotto il mio primo "sapone" per i piatti!! sapone è un parolone visto che non c'è traccia di sapone o di sostanze simili, ma funzionare (a mio avviso) funziona! Ovvero: se l'obiettivo del lavaggio è la pulizia, l'eliminare le tracce di calcare e di cibo.. beh, questo "sapone" è fenomenale!!
Io sono entusiasta per quattro motivi: il primo è che non inquino, il secondo è che con questo metodo spendo 100-1000 volte meno che comprarmi un sapone ecologico, il terzo è che profuma di buono, il quarto è che me lo faccio da sola!!

La storia è questa: tempo fa mio fratello mi segnala un sito di detersivi ecologici, vado a vedere e mi esalto... bellissimo, devo proprio provare, lo segnalo a diverse persone, poi caso vuole che mille cose passano avanti e che io avessi del sapone per almeno altri due/tre mesi, per cui aspetto... finalmente ieri rimango senza sapone e con la lavastoviglie carica.... che faccio?? corro a comprarmi un altro sapone ecologico a prezzo d'oro o sperimento?? beh... la risposta è ovvia: SPERIMENTO!!
La streghetta che è in me ha esultato, fatto un triplo salto mortale, un doppio carpiato e ha spolverato il calderone che aspettava... 



Per non partire prevenuti è importante che andiate a vedere il sito e leggiate chi sono queste persone e le basi che le hanno portate ha elaborare queste "ricette" di detersivi, perché non sono degli/delle eco-truffatori/truffatrici o degli/delle improvvisati, hanno studiato a lungo cosa sono i detersivi, quali sono i principi attivi e cosa vogliamo ottenere, hanno studiato chimica, loro non ci guadagnano niente, la loro guida è sia in vendita (ma i diritti d'autore sono devoluti a Emergency) che liberamente scaricabile dal sito, non chiedono di essere citati, non vogliono né fama né soldi... insomma volontà di divulgazione allo stato puro.... gente che ha la volontà di mettere a disposizione di tutti/e il proprio sapere perché consapevole che, per quel che riguarda l'ambiente, siamo tutti/e sulla stessa barca! 
Meritano quindi assolutamente di essere citati/e e nominati/e: loro sono un gruppo di persone che si chiama MONDO NUOVO, il sito a cui mi riferisco è http://biodetersivi.altervista.org/homepage.htm
Quello che ho provato io è il sapone per piatti e lavastoviglie... ma anche il detersivo per i panni sta per finire... quindi aspettatevi altre novità!

Detersivo per piatti e lavastoviglie

ingredienti
3 limoni, 400 ml di acqua, 200 g di sale, 100 ml di aceto bianco

Tagliare i limoni a fettine, eliminando solo i semi (non la buccia).
Frullare i limoni con un mixer insieme ad una parte dell'acqua e al sale.
Per evitare intasamenti del filtro lavastoviglie e/o residui sulle stoviglie, frullare a lungo e molto finemente la poltiglia.

Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere tutta l’acqua e l’aceto e far bollire per circa 10 minuti mescolando, affinché non si attacchi. Quando il preparato si è addensato, frullarlo ancora con il frullatore a immersione in modo da ottenere una poltiglia omogenea, quindi metterlo in vasetti di vetro, possibilmente ancora caldo, si crea così un sottovuoto che conserva il detersivo più a lungo.

Come si usa: due cucchiai da minestra per la lavastoviglie, secondo necessità per i piatti a mano (in questo caso, se le stoviglie sono particolarmente unte, mescolare con un detersivo normale). 
A.A.A. Nella lavastoviglie non mischiare il detersivo fai da te a quello classico.

Loro consigliano di alternare a un certo numero di lavaggi, uno con detersivo lavastoviglie bio o tradizionale.