Nell'adozione la preparazione alla partenza è il periodo più carico di emozioni, positive e negative.
Ci sono i momenti in cui realizzi che tutto ciò sta per realizzarsi e i momenti in cui il tempo sembra non passare mai.... sono mesi che non hanno mai fine.
Ma io me li ricordo come un periodo di immensa gioia e grande carica.
Ovviamente sto parlando di anni fa.... se me lo aveste chiesto allora avrei raccontato di quanto mi giravano perché non riuscivamo a partire!!!
Ma il tempo lenisce e fa risaltare le cose belle...
Nel frattempo con loro abbiamo fatto qualche incontro via skype, per conoscerci un po'.... quelli me li ricordo come momenti di tensione... che cavolo gli racconto??? Poi ovviamente ci pensavano loro a stordirti di parole! Io gli parlavo degli scoiattoli in giardino, dei gatti, di noi, della loro stanza che stavamo preparando... poi ho scoperto una volta lì che loro uno scoiattolo non sapevano assolutamente che animale fosse!! Vabbè, io non avevo mai visto di persona un lama!
Ad agosto del 2013 siamo finalmente riusciti a partire, destinazione Santiago prima e poi diritti alla meta solo due giorni dopo, ancora frastornati ed emotivamente provati da tutto quello che ci stava capitando.
Come ho già detto, se c'è una cosa che i sudamericani sanno fare bene sono le relazioni e la preparazione all'adozione dei bambini, infatti i nostri ci hanno accolti a braccia aperte e ci sono letteralmente saltati in collo!
E' stato bellissimo.
Il primo incontro è andato così: ce li hanno portati nella casa dove eravamo alloggiati (e in cui eravamo arrivati da circa due minuti!), sono stati con noi qualche ora durante le quali siamo andati al mare, abbiamo fatto merenda insieme, hanno spacchettato tutte le cose che gli avevamo portato e poi sono tornati in istituto per la notte....buahhhhhh, tristi loro, tristi noi!!
Ma i loro giochi li aspettavano lì....
E loro lo sapevano!!
La notte invece di dormire abbiamo ripulito tutta la casa, la mattina dopo nuovo incontro con loro (e noi sempre più storditi!), siamo andati con loro a fare un po' di spesa, siamo tornati al mare (ce l'avevamo davanti casa), abbiamo preparato da mangiare insieme e poi ci ha chiamati lo psicologo dell'istituto per sapere se stava andando tutto bene e se ritenevamo potessero restare... come dire di no?? Era andato tutto benissimo!!!
E qui comincia l'avventura, perché da quel momento in poi hanno cominciato a costruire pian pianino la fiducia che non sarebbero tornati in istituto e quindi... iniziano le crisi!
Mia figlia credo abbia fatto di tutto per metterci alla prova, ma la sua più bella uscita (nel senso di divertente) fu, quando dopo 15 giorni che stavamo insieme e che parlavamo sempre in spagnolo, lei mi guardò e con la sua voce più candida mi chiese "porque no aprendiste español antes de venir a buscarnos?" il problema è che noi lo avevamo imparato... ma lo spagnolo di Spagna!!! E molte parole sono diverse, comunque ci capivamo e facevamo tutti e quattro di tutto per farci capire.. vabbè....
Ma non sono queste le crisi, le crisi sono quando dici di no a qualcosa (l'ennesimo dolce, o a cantare a squarciagola durante la notte o qualsiasi cosa che loro vorrebbero tanto ma è pericolosa...) e improvvisamente fuoco e fiamme, la dolce bambina si trasforma in una iena con la smania di distruggere te e tutto quello che le sta intorno!! Le cattivere che escono da quelle testoline sono a dir poco impensabili.
Urla, offese, sputi, pugni.... ce n'è voluto tanto di tempo per rasserenarli....
In tutto questo ci siamo spostati diverse volte da una città all'altra, abbiamo visitato musei per bambini, frequentato tutti i parchi e gli zoo, siamo andati al cinema, fatto volare aquiloni, viste tante spiagge, fatto castelli di sabbia, visti gli arenistas (molto famosi in Cile, fanno le sculture di sabbia), i leoni di mare, i pellicani, giocato a biglie sulla spiaggia, fatto il "bagno" nell'oceano, miliardi di visite dalla dentista (cavolo quante carie!!), svaligiato tutti i supermercati, fatto tutte le pratiche per formalizzare l'adozione, ogni volta che traslocavamo eravamo sempre più carichi, ad un certo punto un taxista si rifiutò di portarci con un solo taxi.....ci voleva la ditta di traslochi!!! Che scene assurde!!!
Nel frattempo le crisi cominciavano a diminuire, mi chiedevo se cominciare a fare le crocette sul calendario quando la giornata era filata liscia... e pian pianino si avvicinava il momento di tornare a casa... ma quella data si spostava sempre un pochino più avanti.... come ho già raccontato ci hanno fatto un sacco di scherzetti burocratici e... non ne potevamo più, le ultime settimane eravamo nervosi noi e quindi anche loro.
Loro non vedevano l'ora di conoscere i gatti (c'erano ancora Gilda, Pistone e Selva!), di prendere possesso di una stanza tutta loro, di fare nido.
Io ero divisa, tra la voglia di tornare a casa e la paura della routine, non sarebbe più stato un mondo di vacanza perenne, c'era anche da pensare all'inserimento a scuola, a imparare l'italiano, riprendere il lavoro e poi conoscere e arginare i familiari... perché all'inizio c'è veramente bisogno di fare nido, per loro, ma anche TANTO per noi....



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