lunedì 14 giugno 2010

sulla felicità...


una frase oggi mi segue/insegue/perseguita... è di un film visto ieri mentre piegavo panni per riposarmi e riprendermi da una impegnativa avventura di cui vi dirò:

"La felicità è la tristezza che fa le capriole"

è del film "
Giulia non esce la sera" con Mastrandrea e la Golino.... bella coppia, bel film introspettivo... beh... bell'uomo, fuori dagli stereotipi hollywoodiani... sinceramente però non saprei dire se mi mette tristezza e riflette un mio stato d'animo o se al contrario è il rovescio della medaglia che si lascia percepire...
la frase sembra non essere del regista o dell'autore, ma di un racconto di un autore del Mozambico e forse per questo mi intriga ancor di più.
Sarà che sono in un periodo in cui non so se dare un colpo di spugna ad un presente che non mi soddisfa o se invece resistere con le unghie e con i denti per cambiare da dentro quel che non mi piace... ma non è facile.


Guardando al lato costruttivo dei colpi di spugna, un progetto che in questi giorni ha assorbito molte mie energie è il bellissimo progetto del GAS di Calci, vi ricordate quando quasi un anno fa
parlavo dell'incendio sulle colline pisane? beh, esiste un gruppo di persone (appunto del gas di calci) che non è rimasta con le mani in mano (o sulla tastiera) a lamentarsi di quel che è successo, ma ha elaborato un progetto di rimboschimento (e già questo mi sembra una gran cosa!) con un metodo tutto sperimentale alle nostre latitudini... praticamente si tratta di andare a spargere semi inglobati in palline di argilla, è un metodo che ha elaborato un fitopatologo Giapponese, Masanabu Fukuoka, che prevede di non lavorare in alcun modo la terra (cosa che è altamente sconsigliabile sopratutto laddove ci sono stati incendi perché dalle osservazioni fatte negli anni pare che il bosco riesca a rigenerarsi molto più velocemente se non viene "disturbato" oltre) ma di andare ad arricchire il terreno con una vegetazione autoctona e spontanea.... in questo caso sopratutto andando a sostituire il pino marittimo (che ci si chiede cosa ci stia a fare sui monti pisani :-)) con una vegetazione di latifoglie meno soggetta agli incendi (o meno predisposta ad un futuro da fiammifero del bosco).
Ovvero, da una parte abbiamo Fukuoka, che ha elaborato una teoria sul "non fare", dall'altra abbiamo Panos, che invece è un greco allievo di Fukuoka stesso, che ha sperimentato questa tecnica nelle zone incendiate in grecia, dove ha avuto un discreto risultato.
Non mi voglio dilungare troppo sul metodo, perché non è questo il luogo, se volete qualche informazione in più sull'incendio che ci ha coinvolti, sull'agricoltura naturale e sul progetto potete andare a vedere qui, qui e qui e qui e qui, quello che a me ha colpito, detto molto sinceramente, è il fatto che ci siano delle persone che sono uscite dagli schemi, andando a proporre qualcosa di attivo e che sta coinvolgendo un po' tutta la popolazione locale... tirata dentro da loro in primis, poi in piccola parte ora da noi (gas territorialmente vicino) e da altri gas ancora... noi, per fare informazione localmente e per trovare fondi per fare tutto questo (i semi di piante arboree costano!) abbiamo seguito le loro tracce ed abbiamo organizzato una grande cena (più di 150 persone!) di autofinanziamento (queste le fatiche di cui parlavo inizialmente).

E' stata una gran bella esperienza, da una parte perché mettere a tavola così tante persone e farli pure mangiare bene (e vegetariano!) non è cosa di tutti i giorni, dall'altra perché si sono uniti in un'unica serata la socializzazione, la partecipazione attiva, la partecipazione politica, il protagonismo dei singoli, l'attivismo locale.... cosa si può volere di più da una serata sola? sono quelle esperienze che fanno riflettere, perché abbiamo sempre tutti tendenza a fermarci a rimuginare sulle cose che non vanno, sulla mancata partecipazione delle persone, sugli eventi disastrosi... difficilmente ci viene in mente una cosa così semplice come mettere tutti a tavola, eppure se c'è una cosa che tutti facciamo, indipendentemente dal colore politico, dalle idee, è proprio quella di mangiare.... e magari a pancia piena siamo anche più disponibili ad ascoltare chi propone qualcosa di così fuori dagli schemi! :-)

15 commenti:

  1. Ciao Evelyne, come ti capisco !! Il progetto della cenona mi sembra meraviglioso, ora mi vado a studiare i boschi. Grazie per gli spunti che mi dai ! Baci e abbracci

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  2. sei una forza della natura, con la felicità dentro.

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  3. ciao!!!!!!!!!
    e grazie per le informazioni! :)
    è un tema che mi interessa, quello dei boschi.
    sapevo anche io che in molti casi è meglio "non fare", dato che l'incendio può costituire un fattore ecologico esso stesso (quando è di rado, parlo di molti molti anni, e spontaneo) e che la vegetazione, se non soggetta a disturbi di tipo antropico (pascolo eccessivo, dilavamento, desertificaszione), cresce bene da sola, anzi meglio.
    poi i casi vanno valutati ad uno ad uno, certo molto interessante lo spunto (stasera mi leggo bene tutti i link)...
    come avete scelto le specie? esisteva un censimento delle specie autoctone? o fate rilievi fitosociologici o qualcosa del genere?
    (come vedi mi hai molto incuriosita, stasera leggo.... ;))

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  4. p.s.
    la frase è stupenda, mi mette un sacco allegria!

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  5. @ nina: detto da te... è tutto dire!

    @ rossella: grazie a te per l'entusiasmo! dunque per le specie devo dire che siamo molto facilitati, nel gruppo ci sono persone che vengono da scienze forestali, naturalisti, pompieri.. in più siamo vicini ad una città universitaria, dove abbiamo una buona facoltà di botanica... quindi la flora locale è ampiamente censita e, di conseguenza, le informazioni sono facili da avere. In ogni caso i nostri boschi sono principalmente costituiti da erica, ligustro, leccio, quercia da sughero, corbezzolo... e poi anche bosso, ginestrella, ginepro, mirto, carpino, lentisco.... la lista comunque è stata redatta con l'aiuto anche della forestale, del comune, della provincia e della regione, ognuno ha detto la sua... :-) di sicuro comunque non abbiamo messo semi di baobab! se vuoi altre informazioni chiedi pure, io ho cercato di non sommergervi ma in effetti ci sarebbero miliardi di cose da dire.... anche solo a proposito di Fukuoka!

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  6. @ natalia, scusa, mi è scappato il primo rigo: grazie a te! :-)

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  7. amo l'ipegno e l'entusiasmo che metti in cause giuste e importanti

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  8. *evelyne: belli, 'sti boschi vostri... ;-)

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  9. carponina mi chiedo quanto tornerai, dove sei, come stai.
    baci formaggina

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  10. @ Francesca: ehm... una domanda più semplice??

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  11. Evelyne,GRAZIE ! veramente di cuore . Lo sapevo che tornando a visitarti avrei trovato qualcosa di interessante : questo è uno tra i 'top' che dovrebbero venir inculcati in quanti - come il sottoscritto - si occupano ,magari saltuariamente o nel tempo libero - di protezione civile . La cucina unisce . Non ricordo chi lo disse , ma aveva perfettamente ragione . Grazie ancora

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  12. molto bella questa frase e anche molto vera, definisce bene che la felicità è solo un attimo!

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  13. Bellissimo il progetto del bosco! Magari si estendesse anche in altre zone!
    Un abbraccio e buona settimana

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  14. Anche io sono una fan di Fukuoka, e credo che come metodo sia parecchio versatile e si possa applicare anche all'educazione dei bambini!
    Grazie per questo interessantissimo post.
    Spero i blues ti passeranno presto...nel frattempo che ne dici di provare altre squisite ricette con il cioccolato...!
    x

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  15. grazie a tutti/e per i vostri commenti, come vedete questo blog ormai langue, presa come sono da mille altri luoghi più o meno virtuali, come sapete mi trovate qui: busteasorpresa.blogspot.com, con cose molto più legate alla cucina e al mondo dei gas, ma anche qui http://www.casacoop.net/guest?action=mostra_area_tematica&id=11, dove, sempre con Gloria, ci presentiamo in una veste nuova, a volte però riproponendo ricette a voi già note.... e poi molto altro bolle in pentola e spero che un giorno arrivi a cottura!! questo blog, a cui sono molto affezionata, è nato un po' come un gioco e ha dato una piega inaspettata ad un lato della mia vita, ora forse non ha più senso tenerlo nell'etere, ma io non ho il coraggio di spegnerlo, e forse un giorno tornerò a scrivere anche qui...

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