venerdì 25 settembre 2009

il sedano di San Bernardo




da tempo aspetto di riuscire a scattare un'immagine interessante di sedano... ma non è facile, alla fine ho optato per una manipolazione... cosa assai rara per me, ma il risultato mi è piaciuto, per cui oggi, che mi devo scusare con lui per dargli buca domani sera, ne approfitto per pubblicare questa nuova aggiunta alla raccolta lanciata qui: "Gli odori di San Bernardo".

Vi ricordo che i commenti che lasciate a questo post sono indirizzati a lui e che potete partecipare a questa raccolta postando le vostre ricette in questo post o mandandole a me (pasticcietpasticcini[chiocciola]gmail[punto]com)



Grappa al sedano

100 gr di gambo di sedano
75 cc di grappa.

Mettere in infusione TRE mesi.
Filtrare e imbottigliare.
Livio

martedì 22 settembre 2009

...vi presento Gilda...


capita ogni tanto di presentarvi un amico/a gatto/a... era già capitato, ricordate (?), con Cost, ma questa è una gattina davvero speciale... è stata abbandonata (da dei barbari incivili che non meritano neanche il mio disprezzo) davanti a casa nostra un paio di notti fa... l'abbiamo trovata tutta infreddolita ed affamata, sotto la pioggia.... ma per il resto sta benone, non ha niente fuori posto, tant'è che inizialmente avevamo pensato fosse scappata da qualche vicino... e invece... e invece i soliti barbari!
per cui eccola qua: una gatta scoiattola, con una codona gonfia di pelo... strusciante e fuseggiante come solo i felini sanno essere... ha un nome provvisorio: Gilda.
ha voglia di star fuori, giocare, essere coccolata e stra-viziata... e ah, ovviamente, cerca casa.

lo Yoğurt

ho aggiornato questo post, perché dopo varie sperimentazioni ho trovato il metodo che secondo me da migliori risultati rispetto a quello che facevo io... e per questo devo ringraziare IZN e Fra!

domenica 20 settembre 2009

il seitan

Il seitan è un valido sostituto della carne per i vegetariani, non perché, come molti credono, la imiti nella forma e nei condimenti, ma perché è ricco di proteine (a parità di peso più di un pezzo di carne), povero di grassi (a parità di peso meno di un pezzo di carne) e di carboidrati... in effetti è glutine puro e il glutine è una proteina!
Inoltre, come la carne, prende il sapore dei condimenti che si utilizzano in cottura.
Io, che sono stata a lungo vegetariana e quindi ne avevo mangiato a quintalate, quando ho saputo di essere intollerante al grano ho creduto a lungo di non poterlo mangiare e mi mancava un po'... poi un giorno sono capitata dal cavoletto che spiegava come farselo... e allora 2+2.... lo posso fare di farina di farro!!!
Tra l'altro questa cosa mi ha permesso di verificare anche la forza della farina che utilizzo e... meraviglie delle meraviglie... Sigrid usa la manitoba, quindi una farina di forza per eccellenza (a quanto si dice, io, ripeto, non ne so niente visto che non la uso!), ed ottiene da 1 kg di farina un panetto di 400 gr di glutine, io ho usato la mia farina di farro (ecor) e..... da 1 kg di farina ho ottenuto un panetto di glutine da 400 gr!!! quindi è una gran bella farina!

AGGIORNAMENTO vista la giustissima osservazione di Sabrine d'Aubergine, che dice "mi devo prendere due appunti, calcolare i tempi..." mi rendo conto che sì, sarebbe stato intelligente inserire queste informazioni! e allora ecco qui tempi ed ingredienti: per la preparazione sono necessarie circa 3 ore e servono 1 kg di farina, acqua, sale, verdure di stagione varie per il brodo vegetale, dado vegetale, tamari o salsa di soja, miso.
Ecco quindi il procedimento per prodursi da sé questo simpatica e salutare alternativa alla carne:



1. impastare 1 kg di farina bianca (in questo caso l'utilizzo di farina integrale sarebbe solo uno spreco visto che nel "lavaggio" tutta la crusca se ne andrebbe via) con acqua e un pochino di sale, in modo da ottenere un bell'impasto tipo pane, morbido ed elastico.
Lasciar riposare mezz'ora.

2. riprendere l'impasto e metterlo in un colapasta che, a sua volta, posizionerete in un altro contenitore, mettere tutto nel lavandino e lavorare l'impasto sotto a un filo di acqua corrente, inizialmente l'acqua si colorerà subito di bianco, è l'amido che si discioglie (volendo non sprecare tanta acqua e amido potete metterlo da parte ed utilizzarlo, un po' diluito, per annaffiare le piante, pare che sia un toccasana! io ci ho provato e... non sono morte!). Dopo 4-5 minuti, cambiare l'acqua.

3. Ai primi "lavaggi" l'impasto rimarrà ancora pressoché compatto, ma ad un certo punto comincerà a disgregarsi (e questo spiega la necessità di colapasta e contenitore, oltre che per ridurre i litri di acqua impiegati!), trasformandosi in un blob ingestibile... non c'è niente di cui preoccuparsi...

4. ... perché dopo breve il glutine comincerà a fare il suo lavoro e l'impasto, come per magia, comincerà a ricompattarsi, questo è anche il momento in cui l'acqua comincia a tornare trasparente.

5. lavorare ancora l'impasto finché non sarà bello sodo e l'acqua trasparente.

6. A questo punto buttare via l'acqua, strizzare *bene* l'impasto (questo passaggio è fondamentale, perché se strizzato poco rimane dell'acqua nell'impasto, che si porterà dietro fino alla cottura finale conferendogli meno sapore... e comunque anche se si rompesse non c'è problema, in quanto glutine si ri-accorpa molto facilmente al resto dell'impasto!), e metterlo in una ciotola a riposare, qui le strade possibili sono due: con un riposo breve (30 minuti) si otterrà un seitan molto alveolato, un po' spugnoso (come il seitan alle zucchine nelle foto che seguono), con un riposo più lungo (45 minuti, max 1 ora) il seitan sarà più compatto (come nelle foto del seitan con ratatouille o al limone), attenzione però a non lasciarlo riposare troppo a lungo, perché il glutine continuerà a tessere la sua trama, quindi rischia di diventare TROPPO compatto! ognuno dovrà trovare il grado di compattezza che preferisce, lavorando su questi tempi (io personalmente lo preferisco con 45-50 minuti di riposo).

7. Nel frattempo preparare un brodo vegetale con un litro di acqua, un po' di verdure di stagione (l'immancabile cipolla, un paio di carote, un pomodoro, un peperone.... tutto ciò che vi ispira!), un cucchiaino di dado vegetale e un paio di cucchiai di tamari (o salsa di soja), far cuocere un pochino quindi dividere l'impasto in 4 polpettine e metterlo a cuocere per circa 45 minuti/1 ora.

7. e 8. il grado di alveolatura del seitan è eclatante in cottura: un seitan più alveolato dopo un attimo si gonfierà e salirà a galla (7), mentre un seitan più compatto cuocendo rimarrà sul fondo della pentola (8). A fine cottura spegnere il fuoco, aggiungere un cucchiaino abbondante di miso (io miso di orzo) e lasciar riposare 10 minuti. Quindi scolare il seitan (tenendo da parte il brodo che altro non è che un'ottima zuppetta di miso, da sorseggiare leggermente riscaldata prima dei pasti visto che il miso è molto utile nel riequilibrare la flora intestinale) e metterlo da parte.

Il seitan si può conservare congelandolo (già tagliato nella forma che si preferisce, a bocconcini, fette o tritato) oppure deve essere cucinato nelle ore seguenti, ovviamente è già cotto, per cui non ci sarà bisogno di cotture molto elaborate, ma le possibilità sono veramente infinite!

Di seguito qualche esempio di cui seguiranno le ricette:

il mio primo seitan: alle zucchine, come da corso di cucina naturale

il seitan saltato in padella, con ratatouille e riso

il seitan al limone

e, infine, la zuppetta di miso

mercoledì 16 settembre 2009

un saluto all'estate.. piove!


Con una settimana di anticipo rispetto alla fine ufficiale dell'estate arrivano le prime piogge (torrenziali) che annunciano l'arrivo dell'autunno... e quindi (finalmente) di un po' di fresco!
Se solo avesse piovuto una settimana fa qui non si parlerebbe di 1 milione e mezzo di danni per l'incendio nella Valgraziosa... incendio doloso, ovviamente, tanti sono i segnali che indicano proprio questo (i quattro punti di innesco ritrovati, difficilmente raggiungibili, l'attesa di un momento di estrema siccità e di lavori sulla strada che avrebbero rallentato l'arrivo dei vigili del fuoco....), tante sono le teorie su chi innesca questo tipo di incendi, perché gli interessi in ballo sono molti.... da chi lo spegne (ma a questa ci ho sempre creduto poco visto che spesso rischiano le penne proprio per spegnere gli incendi!), a chi ha i mezzi di soccorso (il costo di un elicottero è altissimo!), a chi li vende.... come ho già detto qualche giorno fa "se è vero che nella vita si pagano gli errori commessi nella vita precedente, spero che questi si re-incarnino TUTTI!"

Pubblico qui di seguito l'articolo scritto anni fa da un produttore locale di olio biologico, che fa parte del gas della zona in cui c'è stato l'incendio e che ha riproposto questo suo articolo che trovo molto interessante... anche se molte cose avrei tanto preferito non fossero possibili!
(è lungo ma se ce la fate a leggerlo è davvero molto interessante!)

___________________________________

Incendi boschivi: cui prodest?
Un'altra chiave interpretativa
Marco Chiletti
(prima stesura: 19 agosto 2001; versione riveduta: 2 settembre 2002)

Vent'anni or sono divenni contadino di monte. Giunse l'estate ed il mio battesimo del fuoco non si fece attendere. La prima reazione, alla vista di quelle vaghe nuvolaglie nere che s'avvicinavano minacciose verso la fattoria arrossando spettralmente il mondo, fu ... una scarica di dissenteria. Poi, una ad una, vidi comparire figure famigliari: "quello delle uova", l'impiegato dell'anagrafe, Cadorno il pastore ... ma soprattutto rimasi affascinato nel veder arrivare il vecchio mezzadro del vicino, col suo rugoso sorriso ed il suo incedere ratto ma meditato, rassicurante nell'incredibile sobrietà del suo equipaggiamento: il pennato (una sorta di roncola) appeso alla cintola ed una frasca in mano. Quelle sarebbero state le armi che da allora in poi anch'io avrei adottato per domare le fiamme e, di pari passo con esse, le mie paure.

(Guidava il nostro drappello, sicuro fra l'insidiosa macchia, un tizio determinato, a cui nulla mi parve più naturale, in quell'occasione, che dare del "tu": lo stesso che tre sere dopo, in municipio, con la fascia tricolore attorno alla vita ci avrebbe offerto il brindisi del cessato allarme).
.........
Accantoniamo i casi fortuiti, i mozziconi accesi, il saccente "part-timer", improvvisato agricoltore della domenica con i suoi sessanta ulivi (quante volte sono andato ripetendo a questi ultimi che,
qui da noi, in estate, esistono tre categorie di "esperti": per dirla con Jannacci: quelli che a me il fuoco non mi è mai scappato; quelli che ...ooops, a me il fuoco non mi era mai scappato ... finora!; quelli che il fuoco non l'accendono proprio).
Accantoniamo pure - purtroppo anche questo è cronaca - il caso isolato della guardia o dell'operaio forestale criminale. Quando alla gente cominci a smontare il mito tutto giornalistico del "piromane" e, senza inerpicarti subito per il complesso sentiero delle profondissime responsabilità istituzionali (soprattutto nel campo della prevenzione), inizi ad adoperare il termine "incendiario", sgombrando subito il campo dai disinvolti esorcismi sociali di rito nei confronti del "pazzo", il più smaliziato dell'uditorio a questo punto capisce che risiamo alle solite con le speculazioni edilizie dei palazzinari d'assalto... Se non fosse per due piccole obiezioni: la prima, l'ostacolo legislativo all'edificazione in siti "disgraziatamente" percorsi da "provvidenziali" fiamme; la seconda, quello estetico: chi mai acquisterebbe un villino in mezzo ad una landa desertificata, disposta oltretutto a divenire, nella migliore delle ipotesi, in capo ad un lustro, un inestricabile roveto, pronta esca a nuovi roghi?

Dove risiederebbe allora un più lungimirante business dei possibili mandanti degli incendiari? ("Incendiari": il plurale è d'obbligo, specialmente quando più focolai vengono appiccati contemporaneamente in località circumvicine, allo scopo di disorientare e smembrare le forze
d'intervento).

Punto primo.
Pur continuando, in caso di necessità, a prendere parte alle operazioni di spegnimento, da alcuni anni ho deciso di dimettermi da membro attivo della locale associazione di volontariato dopo esser stato sottoposto, in quanto ufficialmente inquadrato nell'organico, ad una specifica visita medica d'idoneità, recentemente divenuta obbligatoria, assieme a tante altre geniali trovate, grazie alle nuove normative sulla sicurezza. Evito commenti personali sull'effettiva utilità di tale esame, rinviando chi fosse eventualmente interessato ad un approfondimento su questo peculiarissimo aspetto della burocrazia italiana, al testo-denuncia di Giorgio Ferigo, riottoso ufficiale sanitario, "Perinde ac cadaver, la certificazione medico-legale come presunto strumento di prevenzione", pubblicato sul n° 18-19 de "L'Inventario della Fierucola Italiana" nell'estate del 2001. Mi limito
qui a sottolineare che la farsa a cui, pur ribollendo, accettai di prestarmi, era ovviamente in appalto ad un'organizzazione privata per la modica cifra di mezzo milione a visita (generosamente erogato dall'Ente Pubblico, cioè il cittadino). Vi risparmio le risibili modalità dei controlli cui venni sottoposto, effettuati però con sofisticatissimi strumenti elettronici (il soffiometro? il trattienilfiatometro? lo starnutoscopio - ...) Questi certo non garantiranno nulla sulla mia idoneità allo spegnimento delle fiamme, ma, al Pantalone di turno, impressione fanno di sicuro!

Punto secondo.
Altra recente invenzione: per partecipare regolarmente alle azioni di spegnimento devi essere assicurato. Ma pensi forse che ne basti una, di assicurazione? Ingenuo! Più le torte son grosse, più aumentano i commensali; così sarà diverso se ti trafiggi una coscia sul luogo dell'incendio o se invece sbertucci il ginocchio al tuo compare mentre monta sulla camionetta delle Giovani Marmotte: vedi di non confonderti o sono capaci di addebitarti i costi del rimboschimento!

Ancora - punto terzo -: per poterti avvicinare all'incendio, oggigiorno, devi dotarti di una specie di impacciantissima tuta da astronauta, per la cui versione più economica ci vogliono almeno trecento euro (e meno male che l'amianto adesso pare sia fuori moda...). Eppoi, dopo il terzo incendio di supplizi con la camicia di forza, o mi date quella accessoriata con doppio air-bag e aria condizionata o il fuoco ve lo spegnete da soli! Ma anche questo non è poi un problema così insormontabile: basta imbastire un po' di sceneggiata con l'assessore giusto, saper tenere i rapporti con la stampa, questuare adeguatamente presso un istituto bancario filantropo (!), stabilire di chi si vorrà essere quest'anno fiore all'occhiello...

L'altro giorno, lungo il sentiero per il bosco, mi è caduto per terra un cerino acceso; da cittadino ligio e coscienzioso, non essendo adeguatamente bardato come vorrebbe la legge, avrei dovuto scendere in paese alla ricerca di un telefono pubblico funzionante (rara avis) allo scopo di allertare le strutture antincendio istituzionali, ma la tentazione, per un irriducibile veterano qual è il sottoscritto, è stata troppo forte: so di rischiare un'incriminazione con la presente autodenuncia, ma l'istinto ha avuto il sopravvento: ho allungato il piede ed ho spento quel focherello fatuo con la suola del sandalo. Non ne sono pentito e sono anzi perfettamente consapevole del fatto che in
futuro potrei anche essere recidivo.

Il peggiore incendio vissuto occorse nell'agosto del '97, quando le fiamme giunsero a lambire addirittura i confini del mio piccolo oliveto e della mia abitazione. Mentre le varie unità antincendio erano ancora impegnate ad un chilometro da noi, impossibilitate a soccorrerci, ci pervenne telefonicamente l'ordine di evacuazione. In realtà, anche senza quell'ordine, peraltro di ovvia impossibile cogenza (chi avrebbe dovuto farlo rispettare se risultavamo irraggiungibili?), eravamo
disperatamente pronti ad abbandonare la nave. Non so nemmeno come, trovai lo spirito per scattare un'ultima istantanea alla casa, pensando che non l'avremmo più rivista.
Ma intanto gli anni sul Monte non erano passati invano: la meticolosa pulizia del terreno circostante preventivamente effettuata, gli intramontabili San Pennato e Santa Frasca, nonché quattro folletti magicamente spuntati in extremis dal bosco a darci man forte (come nella
migliore letteratura epica) ci consentirono di smorzare la foga di quel minaccioso lembo dell'incendio, deviandolo verso l'incolto.

Provvidenziale, a quel punto, proprio mentre andavano esaurendosi le nostre energie, un'abile secchiata dall'elicotterista, giusto in mezzo ai rovi, a salvezza anche del bosco.
Già: "provvidenziale": riecco spuntare questa parola... Allora, alla prossima assemblea pubblica, alla prossima campagna elettorale, io sosterrò incondizionatamente chi proporrà un incremento del parco elicotteri in dotazione alle forze antincendio. Più ladri? Più polizia; più società d'assicurazione, più porte blindate, recinzioni, cancellate, muri, bunker. Più incendi? Più lavoro; più commesse alle industrie! Che stolti, nei decenni trascorsi, i detrattori degli "ambientalisti"! Non
avevano ancora capito quale strada maestra questi stavano aprendo al grande business dell'ecologia!

"Provvidenziale" dunque fu, così, anche il TSK (il fuoristrada attrezzato con cisterna e lancia) che giunse il giorno successivo, quando il fuoco, questa volta sospinto dalla brezza di mare, si ripresentò all'altro estremo del podere. Il tempo di stendere il tubo, iniziare ad inumidire i confini del bosco e - incredibile! - quella squadra gagliarda con la tuta rossa nuova fiammante (sic!) ritira il
tutto e si appresta ad andarsene. Sbigottito ne domando la ragione: "Ci siamo accorti d'esser rimasti col serbatoio vuoto: torniamo alla centrale operativa a fare rifornimento". "Calma, ragazzi: quassù, con l'acqua, siamo organizzati: la mia vasca più vicina, cinquanta metri verso casa, può rifornirvi ininterrottamente per una giornata intera!"
Quale candore! Ignoravo che i TSK ufficiali - non le due carrette rappezzate artigianalmente e folcloristicamente assemblate (extra lege) in dotazione alla nostra associazione - fossero equipaggiati con un serbatoio esclusivo (modello Armani?) il cui unico orifizio, probabilmente per motivi di purezza genealogica, poteva copulare esclusivamente con l'apposita protuberanza di cui il costruttore aveva dotato l'autocisterna madre.
Ricordo ancora la maledizione con la quale li salutai: "O tornate con un pieno di Ferrarelle o non vi lascio spegnere neanche la radio!"
E' evidente: occorrono più TSK! (Me ne ricorderò alla prossima tornata elettorale).

Ma davvero l'eco-business è ancora fermo allo spaccio di dieci fuoristrada da soli ottanta milioni, quattro miseri elicotteri, due ingombranti Canad-Air (di quelli che qui sul Monte è meglio non ci
vengano, ché sono più di pericolo che d'aiuto; di quelli che comunque, perché possano partire, richiedono una trafila burocratica tale che di solito giungono in tempo per l'incendio successivo)? Tutto qui il fantascientifico armamentario che sappiamo squadernare nel duemila? E la realtà virtuale dove la mettiamo? Non penserete mica che le guerre stellari si paghino da sole, vero? (Soprattutto se, per il momento, nessuno si è ancora gentilmente dichiarato disposto a farle scoppiare...)

Ed infatti la novità rivoluzionaria nella strategia della lotta contro il fuoco fu, per la nostra vallata, l'adeguamento della centrale operativa alle più avanzate tecnologie di fine millennio, cioè un bel
paio di miliardi (iniziali) destinati ad ottemperare alla innovativa legislazione che prevede la realizzazione di mirabolanti stazioni di monitoraggio computerizzate al fine di individuare tempestivamente l'insorgere di principi d'incendi; la qual cosa prevede, in particolare, sia l'installazione di una rete di telecamere a terra che il collegamento coi sistemi di telerilevamento satellitare ad alta definizione (dal tipo di fumo sicuramente si potrà distinguere cosa ti sei rollato...); e non c'è nemmeno il problema di dover indire gare d'appalto, data la situazione pressoché monopolistica del settore, dove addirittura la normativa stessa indica i nominativi delle aziende a cui rivolgersi!
Oggi, la nostra centrale operativa è stata trasformata in una piccola Cape Canaveral fitta di monitor (non mi meraviglierei di trovare alla consolle l'alieno David Bowie de "L'uomo che cadde sulla terra") ed è, giocoforza, una nuova ulteriore area interdetta ai comuni mortali (quantunque imprevidentemente, al momento, non ancora militarizzata).
Che poi il Grande Occhio Celeste, contornato o meno dal rituale triangolone, possa essere utilizzato anche per altri scopi, alla faccia dell'authority per la privacy, è solo un ignobile sospetto di malfidati.

Lo scorso anno un amico venne a pavoneggiarsi col suo recente acquisto, una lussuosissima BMW full-optional, orgoglioso in particolare, fra tutta l'allucinante strumentazione installata sul cruscotto, di un gioiello della tecnologia spaziale: una mappa stradale digitale, aggiornata in tempo reale su eventuali irregolarità della circolazione (sensi unici, lavori in corso, blocchi, ecc.). Accidenti: si poteva individuare persino la nostra mulattiera!
"Vedi - mi disse compiaciuto - con questa non mi posso mai perdere: so sempre dove mi trovo!"
"Tu sai sempre dove sei? - esclamai, invidioso e perfido - Loro sanno!"

Ad ogni buon conto, anche la telematica più evoluta presenta sempre qualche pecca: per esempio la necessità di una costante manutenzione dei delicatissimi congegni adottati, nonché il loro sistematico aggiornamento. Per esempio, ancora, il fatto che l'attuale frequenza di passaggio dei satelliti si aggiri soltanto a tre volte l´ora, fornendomi dunque un'istantanea ogni venti minuti; ritenendo invece indispensabile la riduzione del periodo a non più di dieci minuti, alla prossima
assemblea pubblica, alla prossima campagna elettorale, appoggerò le richieste di Telecom, CIA, NASA o chiunque proporrà il raddoppio dell'attuale copertura: non vogliamo solo città più sicure, ma anche campagne più sicure, spazio siderale più sicuro!

Un tempo la campagna non era semplicemente "coltivata": era abitata, vissuta, mantenuta; per esempio, l'esigenza, e dunque la realizzazione, di canalizzazioni per le acque meteoriche effettuate in proprio dai vari proprietari terrieri (dai loro braccianti, s'intende!) si risolveva automaticamente in un pubblico beneficio a difesa del territorio. La moderna agricoltura industriale ha invece trasformato i campi in niente più che aride fabbriche a cielo aperto, anch'esse ormai entrate nel
perverso gioco consumistico del pendolarismo quotidiano (quantunque anomalo, dacché gli spostamenti avvengono in senso inverso al convenzionale). Nella sua sacra furia razionalizzatrice, il sistema agroindustriale ha ridotto la terra a mero supporto inerte, totalmente ed irrimediabilmente devitalizzato ed ha parimenti condotto alla definitiva disgregazione il residuo universo sociale delle nostre campagne.

Nel delirio di inarrestabile gigantismo proprio del modello economico dominante, i flussi monetari sono sempre più attratti in direzione centripeta, incrementandone, con la concentrazione, le dimensioni.
Quante famiglie, invece, potrebbero vivere, dislocate sul territorio - attenzione: effetti collaterali indesiderati: decongestionando le metropoli, respirando ossigeno, rifertilizzando i campi, coltivando
senza veleni inquinanti e macchinari infernali ed omicidi, allevando animali sani, recuperando la biodiversità, salvaguardando da frane ed alluvioni, perpetuando le riserve idriche, decrementando le innumerevoli patologie fisiche e morali della "civiltà", restituendo senso e dignità al lavoro ed alle fasce di età "non produttive (!)", e ancora e ancora.... (Ah! Quasi dimenticavo: impedendo, indirettamente, il verificarsi delle condizioni stesse di possibili inneschi d'incendio!) -, quante persone potrebbero, in definitiva, condurre una vita più umana, domando, se i miliardi devoluti al vertice della piramide (comprese le immancabili e non necessariamente sempre ufficiali gabelle
ad ogni gradino delle parassitarie stratificazioni gerarchiche) con la scusa degli incendi e col plauso delle folle mediaticamente irretite, fossero investiti in una seria ricolonizzazione delle terre, adeguatamente supportata da infrastrutture diffuse anziché sempre più - anch'esse - centralizzate ed anonime come nello scellerato percorso, apparentemente irreversibile, ormai da tempo intrapreso da questa nostra disgraziata società?

Un altro mondo è possibile?

giovedì 3 settembre 2009

compleanni



un post veloce... solo per dire che ieri era il suo
primo compleanno!
(che è stato degnamente festeggiato con un pasto a base di bistecca.... finita stamani a colazione!!)
Gatto assolutamente imprevedibile, Pistone come sapete deve il suo nome al fatto che sia stato trovato nel motore di una macchina, dopo che un vicino aveva fatto ben 10-12 km per tornare a casa e che arrivando ci chiamò (noi e altri vicini gattari) perché il suo motore "miagolava".
Arrivò qui sotto peso, completamente catatonico.... infatti i veterinari sbagliarono valutazione, dandogli un mese meno di quanto aveva, per cui in realtà il suo compleanno dovrebbe situarsi da qualche parte in agosto, ma a noi piaceva lasciarlo qui (che è anche la data del compleanno di mio padre).
I primi mesi di vita era terrorizzato dal mondo esterno, poi, grazie al nostro sostegno, alla costanza e all'omeopatia è diventato un gattone che esce la mattina e sta fuori fino alle ore piccole... da andare a chiamare, altrimenti non ci pensa a tornare a casa!
Da gatto pauroso si è trasformato in un piccolo leone e in quanto tale si sente il RE della jungla qui fuori... ma con Selva vicina però!
Con lei sono diventati una coppia di Killer temibili... si piazzano nel campo, in mezzo all'erba alta e aspettano che gli uccellini ignari si lancino in planata dal tetto di casa nostra... li ho visti all'opera e sono impressionanti.. capaci di aspettare a lungo fissando il tetto, uno ad un metro dall'altro, perfettamente immobili.... anche se poi ognuno ha la sua specializzazione (lui uccellini e, recentemente, lucertole, lei topolini) spesso collaborano nella caccia, ma la preda non se la dividono mai, chi la prende ne decide le sorti.
In casa è invece il gatto più dolce che ci sia, sempre a cercare coccole e a strusciarsi sulle gambe!

Insomma BUON COMPLEANNO PISTONE!


mercoledì 2 settembre 2009

strascichi vacanzieri e scelte di vita



Grandi novità quest'estate... da tempo pensavo di modificare il mio stile di vita, di tornare su vecchi passi per ripercorrere in maniera nuova (e forse più matura) scelte già fatte in passato, poi ci sono stati vari eventi, tra cui delle analisi del sangue sballate, che mi hanno fatto accellerare il passo, studiare alternative, e, finalmente arrivare proprio a quella scelta, senza rigidità, senza estremismi...
Ho quindi deciso di tornare ad una dieta "vegetariana", ma vegetariana a modo mio.
Quando lo sono stata, mille anni fa, lo facevo per ideologia, per rispetto verso gli animali e per senso di orrore verso l'essere causa di morte di altri esseri viventi... oggi lo faccio in parte per le stesse ragioni, ma con uno spirito più leggero e meno estremista, sopratutto con un estremo rispetto per la natura che mi sta intorno nel suo insieme, in più c'è anche un aspetto salutistico... che mi porta anche a dire che è ben accetto il pesce, perché contiene molti omega 3 e 6 (e poi il pesce, infondo-infondo, è quello che fa una vita migliore tra tutti gli animali... almeno lui, se scegliamo quelli non di allevamento, vive libero! lo so, muore in una maniera orribile e come possiamo trarre beneficio da qualcosa che ha passato momenti come i suoi?? ... ma attualmente i miei ragionamenti e le mie necessità mi portano a fare questo tipo di scelta "razzista", poi si vedrà).


[Ne ho approfittato per pubblicarvi altre due foto delle mie vacanze, non editate al pc... giammai!! ma fatte giocando con l'esposimetro durante un pic nic nel bosco]

martedì 1 settembre 2009

Rientri... il mondo dei blogger si risveglia....




potrei pubblicare solo questa.... è abbastanza riassuntiva della mia prima parte di vacanze... ma il punto di vista migliore, per come stavo messa io forse era piuttosto questo:


visto che sono stata sempre sulla spiaggia con un libro in mano! (...attenzione agli schizzi!!!!)

Quest'estate ci siamo divisi tra mare e montagne, per cui abbiamo fatto una prima parte di vacanze in Corsica e una seconda parte in Garfagnana e.... ebbene sì, ho letto, letto, letto, letto e forse un pochino anche letto... cucinare non se ne parlava nemmeno ...in campeggio con due uomini (!)... se non per quanto strettamente legato a questioni di sopravvivenza, ogni sera una birra locale, per noi la Pietra "
a biera corsa accumudata cù a castagna" e poi preparavamo ciò che ci sembrava più veloce e nutriente.
La cucina non è stata proprio nei miei pensieri, se non per quel che riguarda l'esplorazione della cucina locale, da cui mi sono ovviamente lasciata conquistare per cui mi sono comprata ben due libri di cucina corsa!



Ma andiamo con ordine: siamo stati nel Capo Corso (il dito per intenderci), che è una zona della Corsica che a noi piace tantissimo, perché, malgrado il porto turistico, è meno turistica di altre zone, infatti il porto ha più che altro la vocazione di punto di sosta e rifornimento per traversate più impegnative, e poi qui c'è da camminare per arrivare in spiaggia visto che il paese è avamposto del parco che si estende fino alla punta del dito e che è visitabile solo a piedi o in bicicletta, tramite il sentiero del doganiere, inoltre nell'unico campeggio di Macinaggio non è possibile parcheggiare la macchina accanto alla tenda... insomma in netta controtendenza rispetto al resto dell'isola, penso per esempio alla zona sud, dove i campeggi si affacciano direttamente sul mare e le piazzole per le tende prevedono il posto macchina :-(
E poi Roger, il gestore del campeggio, è un personaggio niente male, noi ne siamo assolutamente affascinati... e questo suo fascino non fa che aumentare con gli anni!

Macinaggio (
Macinaghju) è un piccolo paese, conta circa 500 residenti invernali contro i 2000 estivi, e anche i paesi confinanti sono delle stesse dimensioni (penso per esempio a Rogliano), per cui non si trovano tantissimi servizi, ma c'è comunque tutto ciò che serve, un'ottima "boulangerie" (io devo riuscire a farmi prendere a fare uno stage, fanno cose buonissime!!!), qualche "café", una pizzeria (devo dire ottima), un paio di ristorantini, un alimentari, un piccolo supermercato e tanti servizi per i diportisti, niente più.
Come in tutta questa zona nord sulla costa si trovano diverse torri genovesi, segno tangibile della loro presenza in passato, se ricordo bene dopo i pisani e, ovviamente, prima dei francesi che la governano ormai, su grande disappunto dei corsi indipendentisti, da 240 anni.


La presenza di genovesi e pisani in passato è anche tangibile ascoltando i dialetti corsi.. mi ricordo anni fa passammo anche dall'interno dell'isola e a Corte ci stupì sentir parlare un anziano corso che aveva un accento spiccatamente genovese!
Insomma una gran bella isola, io se dovessi/potessi scegliere andrei sicuramente lì a vivere!

Venendo alla seconda parte di vacanze la Garfagnana è un altro posto dove torniamo con regolarità, addirittura io ci ho fatto la guida all'orto botanico del parco svariati anni fa tramite l'università, per cui ormai la conosciamo un po' come le nostre tasche (e come la Corsica).
Qui ci siamo fatti delle belle passeggiate, spaziando dalle Apuane all'Appennino tosco-emiliano, andando a rivisitare posti già visti e a scoprirne di nuovi, abbiamo fatto grandi scorpacciate di mirtilli e lamponi raccolti con le nostre manine.... finendo ovviamente a più riprese in mezzo ai rovi o (peggio) alle ortiche, ma fa parte del gioco!!!
Il garfagnino, come il corso, è tosto, indipendente e orgoglioso... non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa dai turisti e pretende rispetto per il proprio territorio... e questo per me è gran parte del fascino di questi posti!



La Garfagnana, per chi non la conoscesse, è una regione nella provincia di Lucca, compresa tra l'Appennino e le Apuane, offre un'ampia varietà di passeggiate possibili, dalle più impegnative (principalmente nelle Apuane) alle più semplici, per le famiglie (penso per esempio al Parco dell'Orecchiella), è LA zona di coltivazione del farro, ma anche di produzione di ottimi formaggi di pecora e di capra, di miele e di ottimi salumi.


Qui ci siamo ripresi dal torrido caldo di questa estate, ci siamo riposati prima di rientrare al lavoro e, sopratutto, abbiamo portato con noi Pistone & Selva!!! le loro prime vacanze!!!
beh, in realtà la loro è stata un po' "segregata", visto che non ci siamo rimasti a lungo non ce l'abbiamo fatta a farli uscire ad esplorare il territorio... c'è voluto discretamente troppo tempo perché si ambientassero... per cui le loro vacanze sono state molto davanti alla finestra


sbirciando fuori.... ma sono stati, ovviamente, ipercoccolati e viziati dai nonni (da cui eravamo ospiti) e da noi... tra bistecche e filetti di pesce al barbecue non credo abbiano molto di cui lamentarsi!
... e poi si stanno rifacendo adesso, che escono la mattina e tornano la sera tardi!

beh, adesso non ci rimane altro che pensare alle prossime vacanze!


(questo era il mio punto di vista mentre me ne stavo a riprendere fiato sdraiata in un prato alla foce di Giovo, mi fa sentire bene questa fotografia...)