mercoledì 9 dicembre 2009

anche quest'anno fotografie...

è già passato un anno... e quindi siamo di nuovo in zona World Press Photo e, di conseguenza, Lucca Digital Photo Fest, che è appena finito (e io ci sono andata giusto l'ultimo giorno!!).
Il World Press Photo, trattandosi di foto giornalismo dell'anno precedente, è sempre un pugno nello stomaco.... non ho ancora avuto la fortuna di vedere un anno in cui non ci fossero atrocità.... devo però dire che ci sono fotografie che mi lasciano a bocca aperta, perché con pochi elementi e senza sbattere in faccia la cruda realtà, riescono a dare tutte le informazioni senza aggredirti.
Per avere un'idea qui potete vedere tutti i vincitori (purtroppo non c'è altro modo di farli vedere!)




Tra le varie mostre in corso con mio grande stupore mi è piaciuta tantissimo quella di Richard Avedon!! mi stupisce perché Avedon lo conoscevo come fotografo legato al mondo della moda e quindi ad un certo tipo di fotografia.
In effetti ci ha lavorato per 50 anni, quindi molta della sua produzione è legata a questo settore, poi ha lavorato su grandi nomi, del cinema (Marylin Monroe, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot e tanti altri) e in altri settori (Karen Blixen, Henry Kissinger, Eisenhower, i Beatles, Andy Warhol, Francis Bacon...), certo, apportando innovazioni rivoluzionarie: grazie a lui le indossatrici non erano più solo degli oggetti immobili, alla stregua di appendiabiti, ma persone, che vivono in una determinata epoca, che, se vogliamo, in un certo qual modo la documenta, perché Avedon porta le proprie modelle in strada e le fa muovere, passando così dalla foto statica a quella dinamica, dalla modella alla persona reale (attenzione: parliamo ancora degli anni '50-'60!)

Quello che non sapevo è che ad un certo punto Avedon avesse "rotto" con il mondo della moda e, nel 1995, pubblicato sul New Yorker un lavoro dal nome "In memory of the late Mr and Mrs Comfort. A fable by Richard Avendon", che in qualche modo rimette completamente in discussione anche il suo lavoro, perché quello che rappresenta è una storia con due personaggi nettamente contrapposti, da una parte la bellezza di una modella come Nadja Auermann, dall'altra un inquietante scheletro e, volendo sottolineare la decadenza, sceglie anche delle scenografie che non fanno altro che accentuarla. Insomma, una forte rappresentazione della vacuità del mondo della moda!
Quello che più ci ha colpiti è come sia riuscito a rendere espressivo anche uno scheletro tramite le posture, l'abbigliamento, le inquadrature....

Invece, quello che "non mi spiego" è come, malgrado la critica feroce, lui sia riuscito ad avere carta bianca dagli stilisti che gli hanno messo a disposizione i loro vestiti.... oserei dire una dimostrazione di grande stima!!
Volendo vedere tutto il lavoro potete cliccare qui (l'editing non è bellissimo ma, almeno, le foto non sono tagliate!).









(ps le foto sono cliccabili e, quindi, visualizzabili a tutto schermo!)

6 commenti:

  1. a milano il world press è arrivato prima dell'estate e ho visto anche la mostra di avedon alla Forma. non posso che concordare con te: sono lavori che colpiscono moltissimo, sia pure per ragioni diverse

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  2. ho un libro sui ritratti di avedon da parecchi anni, e mi ha ispirato le foto più belle, lui, la sua realtà e il suo bianco luminoso.
    La foto dell'omberllo puoi immaginare quanto mi piaccia..
    un abbraccio gorgonzolina

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  3. @lise.charmel: in che senso "per ragioni diverse"?

    @francesca: come non immaginarlo...

    @ salamander: sì, impressionante davvero!

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  4. intendevo dire per ragioni diverse l'uno rispetto all'altro (il world press rispetto ad avedon)

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  5. @ lise.charmel: hai perfettamente ragione!

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